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Delitto di Arce: E’ LA SVOLTA BUONA? (parte seconda)

MITOMANIA E ANONIMATO

“Tutto è un enigma e la chiave di un enigma è un altro enigma” (Ralph Waldo Emerson)

La figura del mitomane, nella società della comunicazione di massa, è presente nelle vicende tragiche e dolorose con frequenza sempre maggiore. Lettere, messaggi e telefonate anonime, testimonianze non veritiere, interviste fantasiose rilasciate a tv e giornali: il tutto per il bisogno di valorizzarsi di fronte agli altri anche utilizzando storie bizzarre e fittizie al fine di crearsi una propria notorietà. In psichiatria la mitomania è considerata una patologia specifica.

Il delitto di Arce, apparentemente non sembra costituire un’eccezione al riguardo.

In realtà, è opportuno fare un distinguo tra comunicazioni anonime e comunicazioni anonime. Una parte del materiale arrivato nel corso di questi ultimi anni risulta essere notevolmente interessante per la qualità e la quantità delle informazioni contenute. Il riferimento è agli sms arrivati alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” e alle due lettere anonime inviate alla giornalista del quotidiano “La Provincia Angela Nicoletti e al Procuratore di Cassino dott. Mario Mercone.

Ecco il testo di alcuni degli sms anonimi:

13 aprile 2010: “Per l’omicidio di Serena Mollicone ponete l’attenzione sull’ex carcere di Arce che dista 200 metri dalla caserma dei Carabinieri. Fate presto. Tre persone coinvolte, una morta”.

– 2 giugno 2010, ore 9.53Attenzionate chi aveva le chiavi dell’ex carcere e passaggio pedonale da caserma all’ex carcere, non la strada per veicoli”.

3 giugno 2010, ore 8.15Controllate se la foglia trovata sotto il calzino destro di Serena è simile a quella intorno alla caserma e al carcere”.

Alcuni frammenti delle lettere inviate nel marzo 2011:

«Gentile Nicoletti e gentile Procuratore Mercone, sono la persona che a suo tempo mandò gli sms alla trasmissione “Chi l’ha visto?” sul caso di Serena Mollicone. Colgo l’occasione per dire che non appartengo alle forze del ordine. Preciso anche che a parte gli sms non ho inviato lettere anonime, quindi se c’è qualche “corvo” non sono io. Non mi spinge ne il desiderio di apparire ne l’essere mitomane, ho solo fatto una personale “contro-inchiesta”.

[…] Si è sempre ritenuto che Serena sia stata uccisa quasi senza volerlo, un colpo alla testa ricevuto durante una discussione. Mi permetto di dire che non sono d’accordo: a mio avviso Serena è stata legata quando era ancora viva e tenuta ferma per molte ore fino alla tarda serata del 01 giugno 2001. L’esame autoptico sostiene che la ragazza non può essere stata immobilizzata dopo morta, ma ci sono evidenze oggettive che mi lasciano perplesso: dalle foto scattate durante lo svolgimento dell’esame esterno del corpo non si può escludere che sia stata legata da viva, e nulla dimostra il taglio senza sangue visto che non è collegabile dal punto di vista cronologico e non dimentichiamo che l’azione emostatica delle legature ha modificato la dinamica dell’irrorazione di sangue delle zone soggette a legatura.

Come si spiega la legatura ai polsi? Non sono legati solo i polsi, la legatura arriva fino a metà della mano quasi ad impedire a Serena di far leva sulle mani.

Come spiegare le legature con il fil di ferro? Serena potrebbe essersi liberata una prima volta dalla legatura fatta solo di nastro adesivo, forse sfregando sul cemento e per non correre rischi l’assassino ha rinforzato le legature con il fil di ferro. Prova di un tentativo di fuga può essere la foglia sotto il calzino destro. Serena ha le caviglie libere e, facendo leva con i piedi, riesce a muoversi, non è un caso che la foglia sia sotto il calzino destro. Serena usa il piede destro, il suo lato forte, per fare leva e nel far ciò perde la scarpa. Non dimentichiamo che Serena faceva nuoto e aveva forza nelle gambe e nelle braccia. Si alza e prova a scappare ma viene fermata e la legatura rinforzata. Tutto ciò potrebbe essere accaduto nel ex carcere di Arce e penso questo perché sia il corpo e sia la testa di Serena sono bagnati. Serena è stata sotto la pioggia ma non a Fontecupa, se cosi fosse stato che senso avrebbe avuto metterle la busta sulla testa? Quindi il luogo dove è stata tenuta legata è un luogo dove pioveva ma con un pavimento lo dimostra l’assenza di erba e altro sul nastro adesivo.
Inoltre se l’assassino temeva che Serena potesse rompere il nastro adesivo con lo sfregamento è ovvio che ci dovesse essere una superficie sulla quale sfregare, tipo cemento. L’assassino temeva che dagli accertamenti autoptici potesse emergere che Serena era stata legata, viva e vegeta, per molte ore. L’assassino non voleva si cercasse il luogo dove Serena poteva essere stata nascosta è dove poi è stata colpita quando impossibile a fuggire era stesa a terra.

La mia ipotesi si regge su alcuni particolari emersi dopo l’esame autoptico: sui vestiti di Serena non c’è sangue. Inoltre il colpo è stato dato dal alto verso il basso quando Serena era stesa a terra. Per questo motivo non c’è traccia di sangue sugli abiti. L’assassino potrebbe aver tenuto legata Serena per ore in attesa di decidere cosa fare».

L’autore della lettera a questo punto entra nello specifico ipotizzando anche il modus operandi dell’assassino: «Prima viene stordita con un colpo secco e poi viene soffocata mediante occlusione delle vie respiratorie. L’assassino ha scelto questo perchè gli permette di evitare il principio di Locard; in secondo luogo questa tecnica renderà difficile stabilire l’ora della morte. Questo gli consente di avere un alibi perfetto».

Le lettere e gli sms anonimi (almeno quelli presi in considerazione finora) sembrano essere stati scritti dalla stessa persona (c’è un’ammissione esplicita in una delle due missive). L’autore, dimostra una notevole conoscenza del caso (anche dei particolari) e delle tecniche investigative. Tutto ciò ha portato a pensare ad un soggetto delle forze dell’ordine che avesse partecipato in prima persona alle indagini:

Come fa a sapere della foglia ritrovata sotto la pianta del piede destro di Serena”?

Sicuramente è qualcuno che può accedere ad atti e documenti investigativi ufficiali”.

A dire il vero non è proprio così. Chiunque, ad esempio, abbia letto il libro del criminologo Carmelo Lavorino “Il delitto di Arce” poteva essere a conoscenza dell’esistenza di quella foglia: nel libro c’è una fotografia in cui si vede chiaramente.

Carabiniere, poliziotto, investigatore privato o semplice appassionato che sia, le due lettere  contengono una ricostruzione interessante e plausibile degli eventi e molto probabilmente hanno avuto un ruolo importante negli ultimi sviluppi dell’indagine.

L’anonimo autore, nell’ipotizzare il modus operandi dell’assassino, parla dell’evitamento del principio di Locard. Cosa vuole dire? Siamo di fronte ad un delitto perfetto?

Si tratta di un principio fondamentale per le scienze criminalistiche, noto anche come “principio di interscambio”. Venne formulato dal criminologo francese Edmond Locard nel 1910. Si basa sull’assunto secondo cui ogni contatto lascia tracce, di conseguenza, un assassino lascia sempre qualcosa di se sulla scena del crimine e porta via con se sempre qualcosa dalla scena del crimine.

La persona o le persone che hanno voluto scrivere la parola fine sulla vita della studentessa di Arce, sono riuscite ad evitare tale principio???

(fine seconda parte)

Gli altri articoli:

La scomparsa e le indaginihttp://www.lindifferenziato.com/2011/07/28/delitto-di-arce-e-la-svolta-buona/

Le tracce dell’assassinohttp://www.lindifferenziato.com/2011/08/08/delitto-di-arce-parte-terza-le-tracce-dellassassino/

Le ipotesi investigativehttp://www.lindifferenziato.com/2011/09/01/delitto-di-arce-quarta-parte-le-ipotesi-investigative/

Le novitàhttp://www.lindifferenziato.com/2011/11/30/delitto-di-arce-novita-2/

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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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