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Delitto di Arce (quarta parte: LE IPOTESI INVESTIGATIVE)

 

“Fra i pensieri, i sospetti sono come i pipistrelli fra gli altri uccelli: volano nel crepuscolo”. (Francis Bacon)

 

Lunedì 27 giugno 2011 può diventare il giorno della svolta per un delitto come quello di Arce, intricato ed enigmatico, oppure può rimanere uno di quei tanti giorni colmi d’illusione, in cui la verità è sembrata ad un passo ma è svanita insieme a speranze e convinzioni.

Quel lunedì la Procura della Repubblica di Cassino iscrive nel registro degli indagati 5 persone, che di li a poco diventano 6, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Inoltre, si legge nel provvedimento: “il Pubblico Ministero, Mario Mercone, richiede l’incidente probatorio, al fine di appurare alla luce dei progressi delle scienze biologiche e della genetica medica nonchè delle tecniche di investigazione se le tracce genetiche rilevate sugli indumenti di Serena appartengono alle persone indagate, ai fini dell’individuazione del colpevole”.

I 6 indagati (Franco Mottola, Francesco Suprano, Marco Mottola, Michele Fioretti, Rosina Partigianoni e Anna Maria Mottola) non sono però sospettati di aver ucciso la ragazza in concorso fra loro. Si tratterebbe invece di due ipotesi alternative.

 

L’IPOTESI DELLA CASERMA

Guglielmo Mollicone, da tempo è convinto che la morte di sua figlia sia collegata alla caserma dei Carabinieri di Arce (“Serena in quella caserma è entrata viva ed è uscita morta”). L’ipotesi vedrebbe implicati 4 dei 6 indagati (Franco Mottola, Francesco Suprano, Marco Mottola, Anna Maria Mottola) e il brigadiere suicida Santino Tuzi.

Il movente dell’omicidio, molto probabilmente sarebbe legato ad un giro di droga che coinvolgerebbe alcuni amici di Serena e Marco Mottola. La ragazza però, per denunciare il fatto, si sarebbe rivolta alla caserma sbagliata.

All’interno di questa ipotesi trovano una spiegazione alcune “stranezze” che ruotano intorno al caso.

Hashish in camera. Il 6 giugno 2001, a 3 giorni dal ritrovamento del cadavere, durante un’ispezione i carabinieri di Arce trovano una bustina con 2 pezzi di hashish nella stanza di Serena. La ragazza che tanto si batteva contro la droga faceva uso di sostanze stupefacenti?

Il mistero del cellulare. Quando viene ritrovato il cadavere di Serena nel bosco, il suo cellulare non c’e.  Di questo oggetto non si ha traccia neppure durante le perquisizioni in casa della studentessa. Il 9 giugno però, verso le ore 3, al ritorno a casa dalla veglia funebre, il papà rinviene nel cassetto della scrivania della camera della figlia, quel telefono cellulare che si presumeva sparito. Come è finito li? Chi ce lo ha messo? Quando? Chi poteva entrare liberamente in casa Mollicone?

Lo stesso giorno viene celebrato il funerale della ragazza e si verifica uno degli episodi più spiacevoli e vergognosi di tutta questa triste vicenda. Guglielmo Mollicone viene fatto prelevare in Chiesa, davanti a tutti, e viene portato in caserma dove rimane per ben 3 ore solo per mettere una firma sul verbale del ritrovamento del cellulare. Forse qualcuno voleva far concentrare i sospetti sul padre della ragazza? Quel verbale non poteva attendere qualche ora in più prima di essere firmato? E perchè 3 ore di attesa? E’ solo grazie al buonsenso del parroco di Arce, che ha atteso il ritorno di Guglielmo, se un padre ha potuto partecipare all’ultimo saluto di una figlia. Buonsenso che invece è mancato ad altri.

– L’inseguimento dell’Alfa 75. Durante le riprese televisive, una troupe di “Chi l’ha visto?” si imbatte in un’Alfa 75 che esce a velocità sostenuta e a fari spenti dalla stradina di Fontecupa (luogo del ritrovamento del cadavere). Qualche giorno dopo si viene a sapere che quella macchina (stesso tipo e colore di quella di Guglielmo) era guidata da un carabiniere.

– L’occultamento della lancia Y. Per tutta la fase iniziale delle indagini, il maresciallo Mottola occulta il possesso da parte del figlio Marco, di una lancia Y bianca. Della stessa macchina parlano alcuni testimoni che hanno visto Serena la mattina della scomparsa. La verbalizzazione di tali dichiarazioni, insieme ad altre, non è mai avvenuta.

– Numero cellulare errato. Marco Mottola viene sottoposto ad intercettazioni telefoniche ma chi fornisce il numero di cellulare agli inquirenti lo da sbagliato (numero intercettato termina con 985, numero corretto termina con 895).

– Trasferimento Carabinieri. In seguito al caso Mollicone nella caserma di Arce ci sono stati una serie di trasferimenti che hanno interessato quei militari che erano in servizio nel giugno 2001 e nei mesi successivi. Una semplice casualità oppure c’è qualcosa sotto?

 

L’IPOTESI DEL FIDANZATO

E’ l’ipotesi che ha fatto più scalpore ed ha sorpreso in molti. Vedrebbe implicati il fidanzato di Serena, Michele Fioretti, sua madre Rosina Partigianoni e forse altri.

Di elementi a sostegno di tale ipotesi se ne conoscono pochi. Si sa che Michele è stato interrogato molte volte nel corso di questi 10 anni ma sempre come persona informata sui fatti. Nel processo a carico di Carmine Belli è stato ascoltato come teste. Anche la madre Rosina e il padre sono stati più volte interrogati. Deposizioni lunghe, durate anche più di 10 ore.

C’è poi una testimonianza, messa agli atti dalla Procura, di uno zio di Serena, su una serie di frasi “strane” ripetute più volte da Michele durante le ricerche della ragazza. Parole del tipo: “Se chiudo gli occhi me la immagino mentre striscia davanti ai miei piedi”, “Chissà come la ritroviamo!!!”.

Sono frasi dettate solo dalla paura e dalla drammaticità del momento oppure Michele sa molto di più di quanto ha dichiarato?

Da un punto di vista criminologico, il modus operandi dell’assassino, soprattutto nelle modalità del confezionamento del corpo e dell’abbandono lasciano ipotizzare l’esistenza di un rapporto emotivo nei confronti della vittima (non necessariamente corrisposto). Avrebbe potuto gettarla nel fiume distante solo 50 metri, avrebbe potuto lanciarla in uno dei tanti dirupi che costeggiano la S.S. 82, avrebbe potuto scegliere molti altri modi per disfarsi del corpo meno rischiosi, invece no. Doveva comporla in quella maniera, doveva distaccarsene in quel modo. Non può lasciare Serena buttata come uno straccio, deve onorarla a modo suo. Manipolare il cadavere, confezionarlo, trasportarlo, aumenta il rischio di essere scoperti, ma anche di lasciare tracce. L’assassino però ha scelto questa via per un proprio bisogno psicologico.

(fine quarta parte)

Gli altri articoli:

La scomparsa e le indaginihttp://www.lindifferenziato.com/2011/07/28/delitto-di-arce-e-la-svolta-buona/

Mitomania e anonimatohttp://www.lindifferenziato.com/2011/08/01/delitto-di-arce-e%E2%80%99-la-svolta-buona-parte-seconda/

Le tracce dell’assassinohttp://www.lindifferenziato.com/2011/08/08/delitto-di-arce-parte-terza-le-tracce-dellassassino/

Le novitàhttp://www.lindifferenziato.com/2011/11/30/delitto-di-arce-novita-2/

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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

8 Commenti

  1. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Ormai in Italia i casi di omicidio si risolvono solo in c.s.i. o in distretto di polizia.
    Cogne,Sarah Scazzi,Yara,Perugia…e chi più ne ha…

    • Mirco Zurlo

      L’Italia nel settore delle investigazioni vive un periodo buio che dura da anni ormai. Manca la cultura dell’investigazione. Ad esempio, fino a qualche anno fa capitava ancora in molte zone d’Italia che quando veniva rinvenuto un cadavere, la prima cosa che faceva l’appartenente alle forze dell’ordine era di mettere le mani nelle tasche per trovare un documento. Niente di più sbagliato! Poi sono arrivati i progressi delle scienze che aiutano molto lo svolgimento delle indagini ma non risolvono da sole i casi. Credere che un esame del Dna o un esame tossicologico o merceologico o qualsiasi altro esame possa bastare per arrivare alla “verità”, significa cadere nell’illusione scientista che tutto può essere risolto usando solo le nuove tecnologie investigative. Non basta, in una società complessa come quella attuale, la competenza e la formazione professionale (che in Italia è lasciata soprattutto ai corsi interni delle forze dell’ordine…altra nota dolente e limitante per lo sviluppo dell’investigazione), occorre competenza logica e metodologica. Se non sviluppiamo queste competenze saremo destinati sempre più spesso a fallimenti ed insuccessi, ad errori grossolani, ad innocenti in galera e colpevoli liberi.

  2. Eh se ci fosse Jessica B. Fletcher..

    Bravo Inquieto per aver esposto chiaramente una vicenda di cronaca nera così complessa, per quanto può valere sei mooolto meglio di Salvo Sottile 😉

    • Mirco Zurlo

      Grazie! 🙂 Cercare di fare un pò di chiarezza su una vicenda piuttosto intricata e intorno alla quale si fa molta confusione era un mio obiettivo.
      P.s: nelle poche occasioni in cui ho avuto modo di guardare la trasmissione di Sottile, ho apprezzato gli interventi puntuali e precisi di Picozzi e poco altro…

  3. Beh hai ragione, Picozzi è senza ombra di dubbio preciso e preparato ma se la tira un po’ troppo e, a tratti, mi è antipatico! Naturalmente niente in confronto alla bella giornalista (ah ah ah) B.Palombelli, che sembra caduta per errore sulla terra da un’altra galassia, tutta chiacchiere, retorica filocattolica e minigonne; il Professor Meluzzi dall’alto della sua somma sapienza massonica è volutamente indecifrabile, paroloni cacofonici e citazioni fuori tema (risalenti ad epoche remote nel tempo e nello spazio) onde evitare lo sforzo di esprimere un concetto di senso compiuto sul delitto di turno. C’è anche il Generale Garofano ex comandante dei Ris di Parma.. direttamente dalla fiction di canale 5!!!
    Nonostante tutto continuo a seguire la cronaca nera, è un vero peccato che sia diventata di moda..
    Ciao Inquieto! 🙂

  4. Mirco Zurlo

    A proposito del generale Garofano: da qualche mese è il consulente tecnico della famiglia Mollicone. Sarà presente quando verrà effettuato l’esame del Dna degli indagati e alle prossime udienze.
    E’ vero, la cronaca nera è diventata una moda, purtroppo, uno spettacolo di intrattenimento per telespettatori avidi di sensazioni forti. E sempre più spesso anche le indagini seguono i tempi e le modalità dello spettacolo con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

  5. Esatto, la cronaca nera è puro intrattenimento e alcuni noti professionisti del settore sono diventati prezzemolini almeno quanto un concorrente di reality show!
    Non sarei particolarmente sorpresa se il generale Garofano facesse di tanto in tanto qualche serata in discoteca..
    Comunque ho fiducia nella giustizia…divina 🙂

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