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Museo dei Numeri a New York

La Matematica… questa sconosciuta: un Museo dei Numeri a New York per invertire la tendenza.                                                                                                                                                                                                                                                                              A Manhattan sta per essere inaugurato il primo museo americano completamente dedicato alla matematica, materia indiscutibile e per molti oscura. Il MoMath si pone l’obiettivo di far avvicinare le persone al mondo spesso incomprensibile dei numeri, delle formule, dei teoremi, facendo si che la matematica possa divertire ed ispirare, svelando in maniera semplice ed intuitiva i suoi misteri.

George Cantor definiva la matematica come « una branca del sapere in cui c’è libertà: quella di credere in un’affermazione, non perché ce lo impongono, ma perché ne possiamo verificare la veridicità, dimostrandola ».

La matematica infatti è puro ragionamento, pura logica che porta in maniera deduttiva ad una conclusione che  in nessun modo può essere discutibile. Non serve ricordare, non serve memorizzare brutalmente concetti come in altre materie: è necessario soltanto usare il proprio intelletto corredato da una buona dose di fantasia e creatività.

Quando si esegue una dimostrazione, passaggio dopo passaggio, e si giunge ad un risultato certo, il foglio bianco della nostra razionalità risulta pieno e completo, chiaro e veritiero, senza possibilità di dubbi. Si ha una visione totale del problema risolto, in cui ogni elemento assume il giusto significato, in perfetta interazione con gli altri.

La matematica è come un muro in cui ogni mattone assume una fondamentale funzione strutturale: senza di esso il muro crolla. Ecco perché non è una materia della quale si può avere soltanto conoscenza parziale.

E allora per quale motivo la matematica è così odiata?

Innanzitutto c’è da sottolineare che l’Italia è un Paese in cui molti ritengono che tradizionalmente la vera conoscenza sia quella umanistica. Per le persone è molto più semplice descrivere la realtà con le parole piuttosto che impelagarsi con numeri e formule.

La maggior parte degli studenti poi non capisce affatto il senso e l’utilità della materia, la reputa a priori di estrema difficoltà, prova un certo timore nell’affrontarla.

In ambito scolastico questo approccio sbagliato è dovuto principalmente all’inettitudine dei docenti che troppo spesso risultano scarsamente preparati ma soprattutto non riescono a trasmettere quella giusta passione che probabilmente a monte manca anche a loro. Propongono metodi di apprendimento meccanici e mnemonici che con la matematica non hanno nulla a che fare, senza esporre le opportune giustificazioni e senza inquadrare gli argomenti trattati in un contesto più ampio, nel quale sicuramente assumerebbero un significato decisivo.

C’è anche da sottolineare che essa comporta un certo sforzo mentale che magari molti studenti non hanno voglia di fare, soprattutto se non accompagnato dalle giuste motivazioni.

Il museo newyorkese vuole invertire proprio tutte queste tendenze, offrendo un approccio alternativo al “grande mistero della matematica”, un approccio che permetta di rivalutarla sotto nuova luce.

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PiccolaIena

15 Commenti

  1. “…Quando si esegue una dimostrazione, passaggio dopo passaggio, e si giunge ad un risultato certo, il foglio bianco della nostra razionalità risulta pieno e completo, chiaro e veritiero, senza possibilità di dubbi. Si ha una visione totale del problema risolto, in cui ogni elemento assume il giusto significato, in perfetta interazione con gli altri…”

    Anche se l’aforisma con il quale ti saluto non si può applicare a te, sappi che chi lo ha scritto era un matematico; per il momento ti faccio i complimenti e ti pongo una domanda: sei andata/o a visitare quel museo???

    “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”
    Bertrand Russell

  2. PiccolaIena

    Ti ringrazio! No, non sono andata a visitare quel museo, diciamo che è “fuori dalla mia portata”, per ovvi motivi!

    Cosa curiosa: proprio in questi giorni sto leggendo un libro di Bertand Russell e (coincidenza) tu mi proponi un suo aforisma!

    Riguardo ai dubbi… Diciamo che abbiamo fatto riferimento a due sfumature diverse. Anche io credo che chi usa a pieno l’intelletto si pone costantemente nuovi interrogativi e di conseguenza non può considerarsi scevro di dubbi. Anzi i dubbi sono quelli che alimentano lo spirito di ricerca: se Galileo non avesse dubitato della teoria geocentrica…
    La mancanza di dubbi cui io facevo riferimento in quel punto dell’articolo è relativa ad una fase diversa della ricerca scientifica in generale. Studiare una dimostrazione (a posteriori) porta secondo me ad una visione chiara e definita del problema affrontato: tutto segue la giusta logica ed è in questo senso che si delinea la “mancanza di dubbi”!

  3. Bene, mi verrebbe di dire che “non avevo dubbi” sulla tua risposta.

    Rimango però dell’opinione che la matematica è solo un modo predeterminato – e per questo tutt’altro che sinonimo di libertà – per affrontare un problema; non c’è gusto, il risultato sarà comunque conseguenza del sistema e in estrema sintesi potrà essere solo “giusto o sbagliato” ovvero come nel sistema binario “uno o zero”; tu non hai la possibilità di “inventarti” una regola e per questo si sono inventate e bastano delle banali calcolatrici per risolvere quesiti.

    Mi viene in mente la macchina della verità

    • PiccolaIena

      Mi conosci talmente bene da “prevedere” le mie risposte????

      Non sai quanto ti sbagli nel credere che bastino delle semplici calcolatrici per risolvere quesiti!

    • Mirco Zurlo

      In che senso le viene in mente la macchina della verità?

      • In realtà non ho una spiegazione precisa…forse mi è venuta in mente perchè, come la matematica, è un modo per risolvere un quesito ma non l’unico e non il più esaustivo; come una calcolatrice fornisce numeri ma non dice niente, o meglio tutto, sul personaggio che analizza.

  4. No, non ti conosco affatto!!!

    Per questo vorrei chiederti il significato “…fuori dalla mia portata per ovvi motivi”, riferito al MoMath.

    Però, vediamo, provo a “dedurlo”…

    I motivi che realmente potrebbero impedirti di andare a NY dovrebbero essere questi:

    1. Se stai qui a scrivere, vuol dire che non lavori e se non lo fai non hai i soldi;

    2. I soldi però potrebbero venire dai genitori perchè se non lavori studi ma se stai qui a scrivere molto probabilmente non studi abbastanza e quindi non meriti i soldi.

    Non mi vengono in mente altre motivazioni (razionali) da scrivere?

    Dai, svela l’arcano.

    • PiccolaIena

      Caspita… Complimenti per il tuo ragionamento logico-deduttivo…E i tuoi “dubbi” dove sono finiti?Si evince un certo grado di certezza dalle tue parole!

      • Non sono i miei dubbi ad essere in discussione…loro sono la mia “unica certezza”.

        E questo post in risposta al tuo è la conferma che non ti conosco affatto ed ho “dedotto” male visto il basso livello nel quale la discussione è scesa.

        Bene, dunque!!! Hai scritto il tuo tema sulla “matematica”, forse la tua materia preferita di scuola, ma niente di più…il MoMath è stato solo un pretesto, chissà, preso da qualche quotidiano on line che a fine luglio non sa cosa scrivere.

        Saluti, Bentham

  5. Bentham, la nostra “matematica” non va a New York perchè ha paura di volare!!!

    Anche tu, cognatina cara…non c’è paura più irrazionale per un ingegnere, che diamine!!!

    Ciao, Ciao

  6. Gentile (si fa per dire, eh!) Professor Bentham,
    in qualità di umile utente di questo sito desidero farle i miei più sinceri complimenti sia per essersi attenuto scrupolosamente al tema dell’articolo, sia perchè è riuscito, come pochi, ad evocare immagini matematico-pitagoriche-euriclidee senza provocare volgari trip mentali negli ignari lettori dei suoi interventi irriverenti.. Perbacco Lei ha veramente dato i numeri!!!
    I commenti erano soltanto un pretesto, non è così??? 😉
    Come può dedurre dal mio teorema nutrivo serissimi nonchè intelligentissimi “dubbi” su ciò che Lei intendesse comunicare, poi ho capito che ciò non era proprio nelle sue intenzioni!!!
    P.S. C.V.D.

    “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”

    • Bene, noto che “sono arrivati i nostri” in difesa dell’autore/autrice dell’articolo!!!

      Che dire, colpito e affondato!!! Complimenti!!!

      Ora però mi faccia la cortesia di rileggere l’articolo, se mai l’avesse fatto prima di scatenare le dita sulla sua povera tastiera, e i vari commenti che sono seguiti; dopodichè cambi il soggetto del suo intervento…il risultato che otterrà sarà ancora migliore del precedente!!!

      “…Alfine, dunque andai dagli artefici, ché qui ero sicuro di non conoscere che poco o niente, e d’altra parte sapevo che avrei trovata gente fornita di molte belle cognizioni. E in questo non m’ingannai, ché in realtà essi sapevano cose ch’io non sapevo, e per questo riguardo eran più sapienti di me. Ma, o cittadini ateniesi, mi sembrò che il medesimo difetto dei poeti lo avessero anche i buoni artefici: pel fatto stesso che disimpegnava bene la propria arte, ciascuno presumeva d’esser sapientissimo anche nelle altre cose maggiori, e questo errore offuscava quella loro sapienza. Cosicché io, tenendo presente l’oracolo, domandavo a me stesso se preferissi rimanere così com’ero, non sapiente della loro sapienza, né ignorante della loro ignoranza, oppure aver, come han loro, tutt’e due insieme questi requisiti. Risposi allora, a me stesso e all’oracolo che mi giovava rimanere com’ero…”

  7. Luca Petrucci

    fantastica discussione!

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