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La ritrovata memoria

Scrivi Corleone e subito pensi alla mafia, a quelle stradine di montagna fangose ed isolate, a quelle case sempre con le finestre chiuse simbolo di omertà e paura,a tutti quegli innocenti morti ammazzati nella Sicilia intera. Corleone, però, non è stata solamente la terra dei mafiosi ma è stato pure il paese di persone oneste che  hanno combattuto Cosa Nostra.

10 marzo 1948, questo è un periodo delicato ed importante per l’Italia intera. Tra circa un mese ci saranno le prime elezioni libere  in Italia dai tempi del fascismo. Per un segretario della Cgil locale,quindi, quel periodo è molto intenso e si lavora fino a sera tardi. Inoltre la situazione in Sicilia è ancora più delicata per due motivi. Il primo è che nelle elezioni regionali del 1947 il Blocco del Popolo, che riuniva socialisti e comunisti, aveva vinto a sorpresa sulla Democrazia Cristiana. Successivamente il primo maggio di quello stesso anno, appare per la prima volta in Italia la “strategia della tensione”: un  gruppo di fuoco spara con ARMI DA GUERRA su una folla di contadini riuniti a Portella della Ginestra.Il secondo motivo è la riforma agraria che si deve completare con la relativa assegnazione delle terre. C’è uno scontro frontale e diretto tra latifondisti,baroni,proprietari terrieri quindi il mondo della Mafia da una parte e il mondo contadino dall’altra.Ritorniamo a quella sera del 10 marzo del 1948 a Corleone. Sono le otto di sera, ci sono tre uomini. Uno di questi è Placido Rizzotto, giovane segretario della Cgil locale. Gli altri due amici lo accompagnano, anzi sarebbe meglio dire lo scortano, fino a sotto casa, perchè ha ricevuto numerose minacce.  A casa però Placido Rizzotto non ci arriverà mai. Il suo corpo o meglio le sue ossa sono state ritrovate solo adesso, 64 anni dopo. Fu Luciano Liggio a ordinare il sequestro e l’uccisione del giovane sindacalista. Rizzotto,però, non poteva essere ritrovato subito, perchè  era amato dalla gente e si poteva destabilizzare l’ambiente a pochi mesi dalle elezioni.’U Sciancatu, allora, buttò il corpo  su una montagna piena di buche e crepacci. Un posto da Lupi: Rocca Busambra. A questo portarono le indagini del generale Dalla Chiesa. La verità processuale,però, non si raggiunse mai per insufficienza di prove e perchè  in quel tempo non esistevano i delitti di Mafia. Anzi molti sostenevano l’assenza in toto del fenomeno mafioso.

Placido RizzottoSolo ora i resti sono venuti fuori, ma in realtà si sapeva fin dall’inizio che il corpo era lì, in quella buca, in  quel posto isolato dal mondo, soltanto che il giudice istruttore durante le indagini non approvò mai  l’allargamento  necessario per estrarre i resti e sciogliere definitivamente i dubbi,poichè servivano 1 milione e 750 mila lire e il tribunale non gli aveva. Indecente e scandaloso è stato il comportamento delle istituzioni in questa storia. Un giovane onesto è stato lasciato marcire in un fosso per 64 anni. Non ha avuto mai giustizia, non si è meritato nemmeno un decoroso e giusto riposo  dopo la morte. La storia d’Italia è fatta, purtroppo, anche da queste assurde vicende che ci fanno vergognare. Ora, tutti si ricordano di lui e vengono chiesti i  funerali di Stato per il sindacalista. è senza ombra di dubbio che i funerali di Stato per un uomo del genere sarebbero giusti e doverosi, sia per il valore dell’uomo sia per dare  un  forte segnale alla lotta alle Mafie. Questo, però, non può bastare. La ritrovata memoria non si può fermare ai discorsi ricchi di belle  parole: servono fatti.Per ricordare la memoria di un sindacalista,in questi giorni,  sarebbe il caso di combattere per quei valori e per quegli ideali che hanno animato la vita di Rizzotto, uno che stava dalla parte della gente, uno che combatteva il potere, uno che difendeva gli operai “Caro” Veltroni. Se non si fara questo, questa squallida politica, in cui gli ideali sono solamente un lontano miraggio, si sarà appropriata in modo indebito ed indecente della memoria di Rizzotto. Sarebbe l’ennessimo caso di ipocrisia di stato. Sarebbe il caso di diffondere queste storie, di far capire il coraggio di questi uomini uccisi perchè difendevano i diritti dei più deboli. Non c’è solo Rizzotto, purtroppo, c’è anche Mitraglia, Carnevale e tanti tanti altri dimenticati da tutti e da tutto. Solo in questo modo si potrà donare un po di serenità a Placido Rizzotto a tutti i morti ammazzati difendendo la giustizia e diritti dei più deboli.

 

“I giudici continueranno a lavorare e a sovraesporsi e in alcuni casi a fare la fine di Rosario Livatino (assassinato dalla Mafia, ndr), i politici appariranno ai funerali proclamando unità di intenti per risolvere questo problema e dopo pochi mesi saremo sempre punto e accapo…” Paolo Borsellino.

Fonte: Carlo Lucarelli: “Storie di Bande Criminali,di Mafie e di Persone oneste.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

un Commento

  1. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Bell’articolo Krypto.Complimenti!
    A volte è meglio vedere la perseveranza nell’ignorare un uomo come Rizzotto anziché la prospettiva di vedere quelle facce di bronzo che fingono commozione a un funerale fatto con più di mezzo secolo di ritardo.

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